I trent’anni sono la fase 2 della vita?

In questi giorni di quarantena mi sono spesso sentita come Will Smith in Collateral Beauty, soprattutto quando mi incartavo a riflettere sul tempo, quello passato e quello che invece sembrava non passare mai.
Ecco, mi sembra che la maggior parte delle persone si sia lamentata di questo negli ultimi due mesi: del tempo che non passava mai. Del tempo da riempire, da ingannare, da occupare in qualsiasi modo. A me in realtà questi due mesi sembrano volati. Mi sono chiusa dentro casa che era ancora inverno, l’ultimo vestito che ho indossato per uscire era un maglione, l’ultimo posto in cui sono stata era la clinica dove era ricoverata mia nonna. Oggi sono in veranda, con i piedi nudi, il vento caldo che mi spettina i capelli e il polline che mi preannuncia il consueto periodo di attacchi di asma da allergia. Mia nonna è tornata a casa, le giornate si allungano ogni giorno un po’ di più, il gelsomino – a cui sono tremendamente allergica – è in fiore e sulla pianta di rose ho contato nove boccioli pronti ad aprirsi. Il mondo è andato avanti anche mentre noi eravamo in casa e ogni giorno mi sono appuntata in testa qualcosa che avrei voluto fare se fossi potuta uscire.

Sono passati così due mesi eppure io potrei giurare che siano state due settimane, perché poi alla fine ci si abitua. Dicono che il cervello impieghi ventuno giorni prima di assimilare un’azione e catalogarla come abitudine. E io effettivamente mi sono abituata a lavorare da casa, a non portare più il reggiseno, a fare ginnastica in camera, a comunicare con video chiamate e messaggi vocali, ad avere il mio angolo di lettura in veranda, a guardare film e serie tv la sera e poi leggere prima di addormentarmi.
Mi manca la mia vita di prima? Tantissimo. Mi mancano le mie amiche, i miei amici, il mio fidanzato. Ma al tempo stesso non mi capacito di quanto sia trascorso in fretta questo tempo. Come è possibile, mi chiedo. Che io non mi sia mai veramente resa conto dello scorrere del tempo? Ogni anno spengo delle candeline con un numero diverso sulla torta, man mano vedo ora un capello bianco, ora una ruga, cambio gusti in fatto di cibo, di vestiti, di locali in cui andare. Al contempo però mi sembro sempre la stessa persona. E forse è questo che mi ha fregato finora.

La scorsa settimana Facebook mi ha gentilmente ricordato che dieci anni fa mi preparavo per la maturità. Dieci anni fa. “C’è un errore” ho pensato. Ma la matematica non sbaglia mai. Correva l’anno 2010 e la mia più grande preoccupazione era come copiare la terza prova di fisica.
Mi sono immersa in un veloce revival di questi ultimi dieci anni, ho proiettato nella mia testa una sorta di trailer che ripercorreva tutti gli accadimenti, le persone incontrate, amate, perse, tutti i successi e i fallimenti. E allora, per la prima volta, l’ho sentito tutto il peso dei miei ventotto anni di vita, anno dopo anno  e no, non nascondo di essere stata colta da quel lecito e fisiologico senso di panico da “ma cosa ho combinato finora?”.
Ho pensato di aver letteralmente già passato gli anni più belli della mia vita, quelli del primo amore, delle prime sbronze, delle prime cocenti delusioni. L’estate della maturità, l’università, i viaggi con le amiche, le primavere trascorse sfrecciando per Roma in due su un motorino. Mi sono sentita come se avessi già vissuto la fase 1 della mia vita e stessi entrando prepotentemente, senza nemmeno rendermene conto e senza un piano, nella fase 2. Per dirla in termini attuali. Ho provato nostalgia e avrei voluto tanto potermi sedere ad un tavolo con la Giulia ventenne e raccontarle tante cose. Darle consigli, metterla in guardia.

Poi ho guardato al presente, ai cambiamenti che mi aspettano, alle nuove esperienze a cui sto andando incontro. Con mio sommo stupore ho realizzato che durante questi due mesi in casa ho imparato più di quanto non sapessi già su me stessa. Ho capito per la prima volta in vita mia che tutto sommato sono soddisfatta della persona che sono e che sto diventando, pur concedendomi ancora un ampio margine di miglioramento. Ho capito che sì, ok, tra un anno arriverà la fine dei vent’anni ma non fa poi così paura. Sono fermamente convinta che avere vent’anni sia bello sì, ma è molto più bello quando non li hai più. Quando sei più grande, più maturo e meno inquieto, e ti guardi indietro, ti osservi dal di fuori e ti fai tenerezza.
Per me è stato così. Mi sono vista a vent’anni e ho visto un’illusa convinta di avere il mondo in tasca e al tempo stesso una persona tremendamente confusa dalla sensazione di dover scegliere chi essere, di dover rinunciare a una qualche parte di sé per poter sopravvivere, beatamente inconsapevole del fatto che le peggiori inculate dovevano ancora arrivare.
Avere quasi trent’anni significa aver messo su un po’ di pellaccia dura, poter ragionare sulle scelte da fare con una consapevolezza nuova e sicuramente troppo grande per poter entrare dentro una ventenne. Significa aver imparato un po’ alla volta ad accettare ogni aspetto e ogni centimetro di sé, dentro e fuori. Ma ancor più significa essere ancora in tempo per stravolgere i propri piani, per concedersi un fuori programma. Per imboccare strade nuove. E perché no, anche sbagliare.
Possiamo dire che i trent’anni sono una sana via di mezzo tra la giovinezza spensierata e l’età matura? Forse.
Possiamo persino dire che i trent’anni hanno buone chance di essere il momento migliore della nostra vita? Probabilmente. Anche con una pandemia in corso.

6 pensieri su “I trent’anni sono la fase 2 della vita?

  1. michecodorniz ha detto:

    Da trentaduenne posso dirti che sì, ci sono buone probabilità che i trenta siano gli anni migliori…o tra gli anni migliori…non c’è più l’incoscienza immatura dei vent’anni, ma subentra una prudenza che non scalza la voglia di vivere, di provare, di sperimentare… e poi si scoprono tanti piaceri che prima si ignoravano, e che derivano dal conoscere meglio se stessi. Anche io sono stata benissimo in questa quarantena, in cui ho visto solo me stessa e il mio compagno…e i miei alunni in video. Mi sono bastata, e non che le persone non siano importanti, ma perché ho approfondito la conoscenza con me, la persona che frequento di più.
    I trent’anni sono un trampolino da cui ci si lancia avendo imparato qualcosa in più sui tuffi direi. Puoi salirci senza timori, mi sembra che tu abbia tutta la profondità di pensiero che occorre. 🙂

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