Natale con i tuoi: manuale di sopravvivenza

La famiglia è una cosa meravigliosa, su questo non ci piove e non sarò di certo io a voler sostenere il contrario.
Ma se sei un giovane di età compresa tra i 15 e i 30 anni, perché sì, oggi a trent’anni sei ancora giovane punto e basta, mettersi a tavola con i parenti per quelle cinque ore non è proprio una passeggiata di salute. Tra chi fa domande indiscrete, chi alza un po’ il gomito, chi la voce, tra battute infelici e discorsi inopportuni, servirebbe un vero e proprio manuale di sopravvivenza per il pranzo di Natale o più in generale per le festività, momento in cui inevitabilmente si trascorre molto più tempo con i parenti.

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Quest’anno, confrontandomi con fidanzato e amici, mi sono impegnata per individuare un po’ le tipologie più comuni e diffuse di parenti che si siedono a tavola con noi, così da studiare il loro modus operandi, le loro peculiarità, e di conseguenza studiare una strategia se non di contrattacco quanto meno di difesa per arrivare indenni alla fine delle festività natalizie.

1# L’inopportuno
Il nome è già di per sé esplicativo, abbiamo tutti una zia o una nonna – sì, il più delle volte si tratta di donne, mi dispiace – che ci fa LA domanda scomoda per eccellenza: “E il fidanzatino?” Che poi di per sé non disturberebbe neanche troppo se non fosse per la straordinaria capacità di costoro di individuare il momento assolutamente peggiore per chiederlo. Magari ti sei appena lasciata malissimo, magari hai scoperto proprio due settimane prima di avere più corna di un cesto di lumache. E loro lì, sempre pronte, come Bruno Vespa con i modellini, a chiedere. Se per una serie di fortunati eventi l’amore ti dovesse sorridere allora LA domanda verterebbe su altro. Tipo “E il lavoro?” E tu lì a raccontare pazientemente del tuo stage dove ovviamente non vedi una lira manco per sbaglio e a spiegare che no, non stai facendo volontariato, che no, non ti danno dei buoni pasto e nemmeno un rimborso spese, mentre vedi lampeggiare nei loro occhi il barlume del pensiero che sta prendendo forma nella loro testa: “Mia nipote finirà a fare la mignotta”.
Ma se i pianeti si sono allineati affinché nella tua vita ci sia l’amore e anche un lavoro dignitoso, MAI adagiarsi sul senso di vittoria che senti traboccare dal cuore. C’è sempre un “E quando ti sposi?” pronto in agguato dietro l’angolo.
Come affrontarle? Avete due opzioni: mentire spudoratamente o spiazzarle.
Io all’ultima zia che mi aveva chiesto dove fosse il mio fidanzatino (divenuto ex proprio qualche mese prima) ho risposto sorridendo: “È morto”. Non mi ha mai più chiesto nulla.

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2# L’intenditore
Quando ti regala un libro, a suo dire, è un capolavoro della letteratura. Se ti regala un film stai pur certo che è il film della vita. Se invece ti omaggia con una bottiglia di vino non vorrai bere nient’altro perché di meglio non ce n’è.
Sarebbe tutto bellissimo se non fosse che il libro puntualmente è l’ultimo pippone di Massimo Gramellini in cui non c’è spazio per qualcosa che non sia un’ovvietà nemmeno a pagare, il film è il dvd dell’ultimo film di Woody Allen di cui potresti fare tranquillamente a meno, il vino è un dignitoso Chianti che di sicuro non sconvolgerà la tua esistenza né le tue papille gustative.
L’unico modo per sopravvivere a costoro è assecondarli e ignorare nel proprio intimo qualsiasi consiglio dispensino: accettate regali e suggerimenti, ringraziate, sorridete e annuite. Proprio come si fa con i matti.

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3# L’entusiasta
Bello il Natale, bella l’atmosfera natalizia, bello tutto ma fino a un certo punto. Ecco, c’è sempre qualcuno in ogni famiglia che quel punto, quel limite non riesce a concepirlo. Si tratta di quelli che solitamente addobbano la casa intorno a metà novembre e tolgono l’albero di Natale verso marzo.  Quelli che ogni anno si presentano con il maglione di Natale e il cappello da Babbo Natale o il cerchietto con le corna da renna. Sono i fedelissimi al palinsesto Mediaset, quelli che non concepiscono il Natale senza Fantaghirò, Una poltrona per due e Mamma ho perso l’aereo.  Ma soprattutto sono gli irriducibili dei giochi da tavola natalizi, anche quando la sera del 24 a mezzanotte circa, dopo aver scartato i regali, siete tutti ormai troppo assonnati o ubriachi (o entrambe le cose!) anche solo per tenere le carte in mano o riuscire a seguire i numeri della tombola.
Pure in questo caso forse sarebbe più saggio assecondarli, ma io solitamente scelgo la via della latitanza, dunque nel fatidico momento del “Facciamo un giro di tombola, dai!” ne approfitto per sgattaiolare sul divano, arenarmi come una splendida balena, fingendo di dormire o di essere svenuta per il troppo cibo ingerito.

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4# Il leghista/Il nostalgico
Se è vero che in ogni famiglia c’è un super addicted del Natale, è altrettanto vero che purtroppo un altro elemento immancabile è il parente leghista o, nella peggiore delle ipotesi, il nostalgico dei tempi andati (e per tempi andati leggi “ventennio fascista”).
Verso la fine del pranzo arriverà sempre il momento in cui, in un modo o nell’altro, si finirà a parlare di politica e dunque costui prenderà la parola, sciorinando un ampio repertorio di luoghi comuni (da “Mussolini ha fatto anche cose buone” a “Guarda che gli immigrati sono molto più tutelati di noi”) e frasi giusto un pizzico razziste introdotte dall’immancabile “Io non sono razzista, PERÒ”.
Potete scegliere se fronteggiarli apertamente, smentendo ogni cialtroneria che dicono, ma significherebbe impelagarsi in una conversazione senza vie di uscita e sentirsi dire che siete troppo giovani per capire, nonostante abbiate trent’anni e più di qualche capello bianco ormai, che vi lasciate abbindolare dalla televisione (ma chi la guarda poi?) e soprattutto che siete ancora ingenui e idealisti.
Io a quel punto mi arrendo, anche perché cercare di parlare con persone tanto arrabbiate è per lo più inutile, e dopo essermi ritrovata a mordermi la lingua più e più volte, ho pensato di avere un approccio più costruttivo e ingegnoso. Trasformate il tutto in un gioco alcolico: ad ogni frase che vi fa ribollire il sangue nelle vene e alla quale vorreste ribattere con il piglio polemico di Daniela Santanché, versatevi abbondante vino nel bicchiere e bevete. Quando perdete il conto dei bicchieri sicuramente avrete perso anche la voglia di replicare e il pranzo di Natale sarà salvo.

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