Giulia Mangia #6: MISTO – Mixology & Cibarie

Quando sono stata invitata alla presentazione del nuovo menù di MISTO ammetto di essermi sentita per un minuto (solo un minuto, giuro!) una versione meno chic di Chiara Maci. Insomma, diciamolo, chi non vorrebbe vivere così, sacrificandosi per un pubblico di affamati lettori e degustando per consigliare loro dove trascorrere un’indimenticabile esperienza gastronomica?
Ecco, se fossi Anton Ego, probabilmente potrei definire così la degustazione di mercoledì scorso da MISTO, nel cuore del Quartiere Africano.

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La prima cosa che mi ha colpito è stato il concept scelto dai due proprietari: dimenticate il concetto di ristorazione canonico e anche quello di aperitivo ormai sempre più simile ad un vero e proprio pasto con più portate. In realtà MISTO non vuole proporre nulla di tutto ciò. “Pur servendo da mangiare, non siamo né ci sentiamo un ristorante” ci hanno spiegato Edoardo Rossi e Mark Curcuruto. Nessuna portata principale, nessun antipasto, primo o secondo, bensì un incontro tra cockatil (e che cocktail) e cibo, uno sposalizio in cui i sapori s’incontrano e si esaltano a vicenda. Sono molti i posti che sostengono di farlo, ma effettivamente sono in pochi a riuscirci davvero. MISTO è dunque un cocktail bar con laboratorio gastronomico, impegnato in una sperimentazione continua che non conosce limiti, nemmeno dal punto di vista geografico: l’esperienza accumulata dai due ragazzi (29 anni Edoardo e 32 Mark), le loro origini (metà romano e metà emiliano Edoardo, metà siciliano e metà inglese Mark) e la curiosità hanno creato la miscela perfetta per una cucina aperta, di ampio raggio, con lo sguardo rivolto alla tradizione ma senza rinunciare alla contaminazione.

Gusti provenienti da tutto il mondo, dal Giappone agli Stati Uniti, dal Nord Europa al Medio Oriente: il nuovo menù è un vero e proprio giro del mondo in 15 piatti, messi a punto dallo Chef Manuel Di Castro con reinterpretazioni creative e gustose, come dimostra il Gravlax di salmone, piatto tipico svedese, rivisitato con una crema di formaggio fresco alle erbette e gocce al gel di lime. E se amate particolarmente il salmone potete provare la tartare di salmone (salmone selvatico Sockeye dell’Alaska, quindi un Signor Salmone) leggermente scottato su fiamma viva su riso nero, insalata con rucola e pomodorini. Meritano di essere menzionate sia la tartare di tonno con sentori di anice, zest di arancia, finocchio alla julienne e una crema di cipolla agrodolce meravigliosa, sia i gamberi viola dello Ionio scottati, con sesamo nero su formaggio caprino e zucchine a crudo su nero di seppia al finocchietto. Indimenticabile anche il tonno scottato in crosta di semi su una crema verde, verdurine e lime a vivo.

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Ma se il pesce non stuzzica a sufficienza il vostro palato, c’è un’ampia scelta di carni: dalla tartare di manzo danese condito con vermouth rosso e olio aromatizzato al timo, con funghi marinati e senape, al crudo di manzo scottato su crema arancione con mandorle, spinacino, funghi e germogli, reinterpretazione di un classico del menù di MISTO. Un posto d’onore però secondo me lo meritano l’Agro e Dolce di maiale (pancia di maiale e salsicce cotte lentamente con fumo di quercia, senape al miele e citronette: una cosa paradisiaca) e i rotolini di carpaccio di manzo scottati al sakè con un ripieno di zucchine julienne e rucola, su una maionese al wasabi e accompagnati da fettine di mela e pomodorini confit. Per chi ama i grandi classici, senza rinunciare al tocco in più, c’è lo sfizioso tris di polpette: la classica con pomodoro e origano, la speziata con curcuma e zenzero e l’opzione veg, una polpetta di melanzane con sopra una crema di cipolla rossa.

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Altre due proposte vegetarian-friendly sono la crema di piselli con glassa di aceto balsamico, la crema di cipolla rossa, lo yogurt greco e un tocco di maionese alla curcuma, e l’hummus viola che ho spalmato sul pane senza vergogna. Amo l’hummus di ceci, lo preparo spesso, ma questa variante con la rapa rossa non solo gli conferisce un colore meraviglioso ma anche un sapore più deciso. L’aggiunta di yogurt di soia, pepe di Sichuan, lime e timo fanno il resto.

Misto - Crema di piselli

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Diciamoci la verità però: la prima cosa che ho letto sul menù e che ho atteso con più trepidazione per tutta la serata sono sempre loro, i dolci. E devo dire che non sono rimasta delusa: una triade che accontenta tutti i palati. Il finto torrone bianco con mandorle tostate e pistacchi (e sapete quanto io ami i pistacchi!) su un coulis di frutti rossi con sopra delle albicocche essiccate e lime a vivo che è perfetto per sgrassare la bocca. La sfera di cioccolato variegato con una mousse al pistacchio che però ha più un sentore di amaretto, accompagnato da una spugna di lampone e caramello è il dolce fresco e più innovativo per accostamento di sapori. La medaglia d’oro però io la do alla cheesecake. La base di biscotti è perfetta ed equilibrata, la crema al formaggio delicatissima, il coulis di lamponi e il passion fruit danno la giusta acidità e la menta rende l’insieme fresco: un equilibrio di sapori che raramente si trova nelle cheesecake.

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Come ho accompagnato tutto questo ben di Dio? Con un Little Ricard, un cocktail a base di vodka russa, sakè di pesche, shrub di pere e lamponi con una schiuma d’albume colorata da qualche fiore d’ibisco essiccato: un drink perfetto se non amate i sapori forti o particolarmente amari. Al contrario, se li prediligete, non potete non provare il Misto 2.0. un amaro deciso e aromatico con vermouth rosso e fernet, amaro al rabarbaro e il bitter Select. Gli astemi invece possono perdersi nella dolcezza del mango e del miele, il Mango Fever vi conquisterà. Una chicca da bere per tutti: l’acqua aromatizzata alla menta e al cetriolo, dissetante e fresca. Un esempio che sintetizza in modo efficace l’attenzione al dettaglio che fa di MISTO un locale con personalità.

Misto - Little Richard

 

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