Il magico potere del riordino nei rapporti

Abbiamo tutti presente Marie Kondo, la giapponesina con la frangetta fissata con l’ordine? L’ormai sempiterna guru delle appassionate di organizzazione ma anche delle disordinate croniche che confidano in un miglioramento o in un miracolo?
Per chi non lo sapesse, Marie Kondo è la madrina del riordino, metodo brevettato e ormai collaudato. Al punto da aver scritto una serie di libri, tenuto convegni e avere persino una serie su Netflix.

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Cosa ha di speciale il metodo di riordino di Marie Kondo? Sinceramente non lo so, so soltanto che lei fa questa cosa di mettere tutti i vestiti in un mucchio nel centro della stanza e poi li prende uno ad uno, chiedendosi “questo mi dà gioia?“.
Se la risposta è positiva il capo resta, altrimenti viene gentilmente congedato con un “grazie di tutto, baci” o una formula del genere e così via fino alla fine.
Da brava maniaca dell’ordine ammetto di aver adottato alcuni suggerimenti di Marie Kondo, per esempio ho incominciato a piegare i miei jeans con il suo metodo così da averli tutti belli impilati, e in generale sto sposando sempre di più uno stile di vita minimalista comprando meno ma meglio. E devo dire che oltre a risparmiare una notevole quantità di soldi, riesco ad apprezzare di più le cose che ho.
Questo inaspettato stato di benessere derivatomi dal less is more come filosofia di vita mi ha dato da riflettere. Mi sono trovata a constatare che probabilmente così come nella scarpiera avessi un discreto numero di scarpe superflue, anche nella vita di tutti i giorni, nella quotidianità, ci sia una dose di superfluo o, per dirla con Marie Kondo, di cose che non mi danno gioia.

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Ovviamente bisogna fare un distinguo. Pagare le bollette sicuramente non dà gioia a nessuno ma è necessario (anche perché senza luce, gas, acqua la gioia non la vedi nemmeno di striscio).
Quante volte però facciamo qualcosa che non ci va di fare, usciamo con persone che non ci va di vedere o semplicemente portiamo avanti relazioni – d’amore e di amicizia – soltanto in nome di tempi ormai andati o per pura forza d’inerzia?
Persino io che mi considero una persona abbastanza pragmatica mi sono resa conto di fare fatica a mettere in una scatola i rapporti che non mi danno più gioia. Che poi sono già difficili da individuare, figuriamoci da eliminare con un “grazie di tutto, è stato bello, adieu!”.
Ci vuole una sana dose di coraggio e un pizzico di fermezza per poter ammettere con se stessi che stiamo tenendo l’equivalente emotivo di un top Onyx con la pancia scoperta degli anni Novanta al quale magari siamo affezionati ma che di fatto appartiene ad un’epoca alla quale noi non apparteniamo più.
Succede anche con i rapporti. Anzi, forse succede soprattutto con i rapporti.
Succede che magari quella persona è stata tua amica per una quantità spropositata di tempo, ci hai condiviso qualunque cosa e poi dopo anni ti rendi conto che non avete più niente da dirvi, riempite i vostri incontri con chiacchiere vuote. O che di punto in bianco non riesci più ad essere te in sua presenza, che ti senti come sotto esame e di dover dimostrare chissà cosa. Insomma, qualcosa si rompe e tentare di rimettere insieme i pezzi non sempre si rivela la scelta migliore. L’affetto c’entra ben poco. L’affetto resta sempre in questi casi. Proprio per questo è così difficile capire che sono rapporti superflui. È molto più facile chiudere dopo un bel litigio con urla furenti e imprecazioni. Ma la vita quando mai è semplice?

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Abbiamo due possibilità: scegliere di passare parte del nostro tempo ad adattarci – con il rischio di sentirci costantemente troppo grandi o troppo piccole o troppo qualsiasi altra cosa – oppure prendere il coraggio di dire a noi stessi che non stiamo più bene in compagnia di quella persona, che non riusciamo più a trarre benefici da quel rapporto e lasciarlo andare. Ringraziarlo, come ci insegna Marie Kondo, e fare spazio per qualcosa di migliore. Lo so, potrebbe suonare cinico, come se dovessimo sfruttare gli altri finché riescono ad esserci utili. In realtà no, credo sia più un discorso di sintonia, di tempi e momenti giusti, un po’ sulla linea della faccenda dei pianeti allineati.
Quante volte succede di essere quasi simbiotici, di capire l’altro solo con uno sguardo e poi poco a poco non riuscirci più? Gli sguardi lasciano spazio ai fraintendimenti, i lunghi discorsi e le confidenze diventano frasi di circostanza che sono peggio dei silenzi.
Gestire questi rapporti è abbastanza spinoso, nemmeno stessimo camminando sui carboni ardenti. C’è chi ci riesce senza alcun problema, chi riesce a fare questa scissione tra amici, poco meno di amici e conoscenti riuscendo a mantenere sempre il controllo della situazione, facendo sempre ciò che sembra più giusto fare.
Io ci ho provato, a volte ci provo ancora, ma andando avanti con gli anni mi rendo conto di non essere fatta per le mezze misure. Negli ultimi anni della mia vita poi mi sono trovata ad avere molto poco tempo, troppe cose da fare, troppi impegni a cui far fronte e troppe persone importanti per cui ripartirlo. Non ho spazio nell’armadio per vestiti e scarpe che non metterò, non ho tempo da dedicare a chi non mi fa sentire davvero bene. E soprattutto non ho voglia di concedere loro – ai vestiti, alle scarpe e alle persone – il beneficio del dubbio. Ma ho abbastanza fiducia da lasciare sempre dello spazio per tutto ciò che di bello deve ancora arrivare.

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Ho capito che questo sarà il mio unico buon proposito dell’anno (e sì, l’ho capito con sei mesi di ritardo, sono proprio bionda!): fare riordino nei rapporti come l’ho fatto nei cassetti.
Coltiverò l’arte dell’accettazione, accettando il fatto che se non sono soddisfatta di qualcosa o di qualcuno non devo farmelo andare bene per forza, accettando di lasciar andare le persone o di andarmene io stessa.
In fondo se sono riuscita a tener testa al micro cosmo nella mia scarpiera e a fare ordine lì tutto è possibile, no?

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