Giulia Mangia #5: La Cantina del Tufaio

Forse sarebbe stato più corretto scrivere “Giulia Beve”, ma non potevo di certo inaugurare una nuova rubrica, considerando quanto già faccio fatica a star dietro a questa e quanto sia pericoloso decidere di parlare dei posti in cui bere a Roma e dintorni. Insomma, lo farei, ma conoscendomi prenderei così sul serio la questione da rischiare un biglietto di sola andata per gli Alcolisti Anonimi.
A fine aprile, quando ancora confidavo in una possibile primavera, ho avuto il piacere di andare a fare una degustazione guidata a due passi da Roma, a Zagarolo. Per chi non lo sapesse, Zagarolo è a 30 km circa da Roma e per arrivarci è sufficiente proseguire lungo via Prenestina. Sorge infatti su una collina di tufo (dettaglio importante!) di circa due km ed è circondata da un ambiente naturale che fa quasi dimenticare il trambusto della città così vicina. Qui c’è La Cantina del Tufaio, un’azienda fondata nel 1994 dagli eredi della casata Loreti.

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Claudio Loreti, proprietario di questo vitigno, ci ha accolti e ci ha subito dato qualche aneddoto storico sulla città di Zagarolo (sapevate che il suo nome viene dalla parola sagum che in latino significa mantello? Infatti era proprio qui che venivano creati i mantelli rossi dei legionari romani!) e ci illustra tutti i vari passaggi che portano dall’uva al vino. Ci parla con straordinaria semplicità della vendemmia, spiegandoci i vantaggi e i pregi della vendemmia fatta a mano. Fa anche un’interessante parentesi sull’uso dei solfiti: vi siete mai chiesti perché a volte bevete un bicchiere di vino che vi dà subito alla testa?
Personalmente ho trovato le sue spiegazioni a dir poco interessanti, forse perché conoscere quante più cose possibile su un un prodotto tipico del nostro patrimonio enogastronomico mi dà l’idea di poterlo apprezzare di più.
Ma l’informazione che più di tutte custodirò come un tesoro riguarda la conservazione del vino. Claudio ci ha infatti svelato la temperatura ideale per far sì che un vino si conservi senza invecchiare, spiegandoci la strettissima correlazione tra invecchiamento e temperatura.
Abbiamo anche visitato la grotta di tufo nella proprietà: una grotta profonda TOT metri scavata a mano nel 1891 da una ventina di operai, dove la temperatura tra il 12/14° è perfetta per l’affinamento del loro spumante che avviene prima su cataste per la fase di presa di spuma e poi su pupitre (una sorta di “cavalletti” per bottiglie) dove avviene il remuage (rotazione) manuale delle bottiglie.

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E poi è arrivata la parte più divertente: mettersi a tavola con i calici e un piatto di pane e olio della casa. L’olio infatti, essendo un grasso naturale, è come se azzerasse il palato, se cancellasse tutti i sapori sulla lingua. Mangiare pane e olio tra un calice di vino e un’altro diverso è una soluzione efficace e deliziosa – ma quanto è buono pane e olio, quando l’olio è buono? – per assaporare al meglio diversi tipi di vino.
Ma prima di degustare il vino, Claudio ci ha spiegato come effettivamente procedere. Perché, udite udite, non basta fare due o tre gargarismi e dire “ha un buquet piacevole” per sembrare degli esperti.
Si parte con l’analisi visiva, notando la nitidezza, la grassezza e il colore, grazie al quale possiamo capire l’età del vino o se effettivamente sia stato conservato bene. Si passa poi all’analisi olfattiva, procedendo per gradi, cercando di percepire ogni sfumatura aromatica, per concludere con l’analisi gustativa, avendo cura di tenere il vino in bocca per qualche secondo e spalmando il vino sulla lingua. Claudio ci ha spiegato come capire la persistenza – e cos’è effettivamente la persistenza – e come vengono classificati i vini in base a questa.

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Abbiamo assaggiato prima il loro famoso spumante sopracitato, il Tufaio Pas Dosè, e ho imparato che quelle bollicine che tutti instagrammiamo spesso e volentieri si chiamano perlage.
Siamo passati poi ad un bianco blend di vitigni autoctoni e sauvignon blanc, Tufaio, e con questo ci hanno servito due formaggi, salame, mortadella e porchetta. Claudio ci ha fatto provare a mangiare il formaggio e sorseggiare il vino quasi contemporaneamente, ottenendo un risultato davvero incredibile. Le note pescate di questo vino che personalmente ho adorato (ne ho portata una bottiglia a casa infatti) venivano esaltate, mentre con il salame o la mortadella il vino veniva completamente sovrastato. Ecco perché è importante abbinare al vino il giusto cibo (o viceversa).
Siamo passati poi ad un sauvignon in purezza, Annike, dunque dal sapore più pieno e persistente, davvero piacevole al palato e che dev’essere ottimo accompagnato a del pesce. Per poi proseguire con i due rossi (Casale Tiberio: merlot e cabernet sauvignon; e Ammaria: cab sauvignon in purezza), la cui persistenza ovviamente va valutata diversamente rispetto ai bianchi, ideali per un pasto a base di formaggi molto stagionati o una carne sapida, ma sicuramente piacevoli anche da sorseggiare durante le sere invernali (o in questa primavera che sa di novembre).

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Non sono un’esperta e la mia conoscenza del complesso e variegato mondo del vino è limitatissima, ma se come me volete sapere qualcosa di più anche solo per avere una consapevolezza diversa quando ordinate del vino o quando lo comprate – magari dimenticandolo nella dispensa per settimane e mesi! – La Cantina del Tufaio è il posto giusto. I vini della famiglia Loreti, la loro accoglienza e la capacità di coinvolgimento sono la prova che quando ci si dedica a qualcosa che si ama il risultato non può che essere positivo.

Per prenotare visite e degustazioni potete compilare l’apposito form sul sito o contattarli ai seguenti recapiti.
Tel: (+39) 06 95 24 502
Cell: (+39) 328 31 39 537
Email: info@cantinadeltufaio.it

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