Giulia, uova, farina e maturità

No, non ho intenzione di cambiare il nome del blog, tanto meno di sconvolgere un delicatissimo equilibro sillabico per il quale ho impiegato una notevole quantità di tempo e creatività. Semplicemente, nel cercare un titolo adatto a questo post, le opzioni partorite dal mio cervello erano tutte troppo lunghe.
Se avessi potuto sacrificare la brevità in favore dell’esaustività probabilmente il titolo sarebbe stato “Come sto imparando a diventare una splendida adulta con comportamenti socialmente accettabili e da persona matura in grado di accettare e fare i conti con l’emotività”. 
Difficile da sintetizzare.
Però è di questo che vorrei scrivere mentre fuori fa caldo (ah, finalmente è arrivata l’estate), ho la finestra aperta e i capelli umidi che si asciugheranno da soli all’aria.
A fine 2017 mi sono risparmiata il consueto pippone sul “è stato un anno davvero difficile ma ricco, toh quante cose ho imparato ma voglio impararne ancora di più” con annessa riflessione su tutte le cose successe.
Anche perché ho capito che per notare cambiamenti sostanziali, in qualsiasi aspetto della vita, a volte un anno non basta. Forse il momento di transizione, con conseguente approdo ad una nuova fase, inizia a volgere al termine quando c’è una sorta di presa di coscienza che ci rende effettivamente consapevoli del cambiamento avvenuto.
Finalmente io posso dire di aver notato qualcosa. Quindi il pippone lo scrivo a luglio perché non è colpa mia se d’inverno ho più sonno, sono pigra e non mi sono accorta di niente.

1.HO IMPARATO A LASCIAR ANDARE

Sembra una cosa da niente, ma per me è sempre stata una vera impresa. Per anni sono stata il genere di persona che si arrabbiava per tutto, che non molla la presa, che si massacrava pur di portare avanti o a termine qualcosa. Ero l’amica che davanti ad atteggiamenti immaturi o poco rispettosi prima si arrabbiava tra sé e sé, lasciandosi divorare dalla bile, poi aspettava. Dava tempo, giustificava, cercava il confronto con l’intento di chiarire e allo “scusami” era pronta a chiudere un occhio (solo in amicizia ero così, in amore “ho ucciso per molto meno!”). Quando qualcuno si allontanava gli lasciavo tempo e spazio, ma solo in vista di un confronto pacifico che sapevo avrei ricercato io. A volte mi sono fatta in quattro per tenere in piedi rapporti faticosi. Ho imparato ad accettare che le persone cambiano e può essere un motivo sufficiente per determinare la rottura di un equilibrio: se un’amicizia non mi fa più stare bene come prima, mollo la presa. Se con qualcuno non avverto più sintonia, lascio quella persona libera di andare e non mi sforzo di tener in piedi un rapporto che evidentemente non ha più ragione di esistere. A volte anche le amicizie hanno bisogno di una pausa. Magari poi ripartono più forti di prima, magari no. Ciò non toglie nulla a quello che è stato e all’affetto provato.
Anche nel lavoro non ho mai saputo gettare la spugna, fosse solo per dire “non sono in grado di fare questa cosa”. La maniaca della perfezione intransigente che alberga in me non me lo ha mai permesso.
Adesso so che non c’è niente di male nel farlo. Se qualcosa è troppo per me o non mi fa stare bene, la lascio perdere.

Ho capito che il più delle volte tenevo duro per un immotivato senso di responsabilità, come se mi sentissi in dovere di adempiere un compito di cui ormai mi ero fatta carico.
Non deve essere così.

(NB.Ovviamente io sto parlando di lavori che, secondo me, non valgono la pena. Se si trattasse del lavoro della mia vita, quello che ho sempre sognato, probabilmente la situazione sarebbe del tutto diversa.) 

2. IL RAPPORTO CON IL CIBO

Sembra una cosa da niente eppure ha influito tantissimo su diversi aspetti della mia vita. Durante l’università sono dimagrita, all’inizio per caso e poi volontariamente. Ho perso dieci chili in meno di un anno, entrando in un loop distruttivo che alla fine con l’aspetto fisico c’entrava poco. Mangiare fuori era diventato un problema per me, avevo l’ansia tutte le volte che non ero io a prepararmi un pasto, usando solo cibi che ritenevo “giusti”, e sabotavo tutte le uscite in cui sarei stata costretta in qualche modo a dover mangiare cose che non volevo mangiare. Questo si riversava inevitabilmente sulle mie relazioni sociali.
Per assurdo, la ripresa è iniziata quando mi sono lasciata con il mio ragazzo di allora. Ho incominciato ad uscire sempre più spesso per distrarmi e tutte le mie amiche mi hanno coinvolto in aperitivi, cene, colazioni (la mia amica Mary nel giro di una settimana è riuscita a portarmi i pancakes a casa per colazione e a cucinarmi la pizza per cena) e qualche mese dopo sono andata a trovare una mia amica in Germania. A poco a poco ho smesso di pesarmi in continuazione, di misurarmi la circonferenza delle cosce (ah, cosce quanto mi fate penare!), di contare ossessivamente le calorie, di camminare su e giù per la camera anche per un’ora dopo aver “mangiato troppo”.
È stato un percorso lungo, ci sono stati e ci sono tuttora momenti in cui guardandomi allo specchio sono pervasa di nuovo dala malsana fobia di essere ingrassata, ma ho imparato che ci sono cose più importanti di essere sempre controllate e magre, tipo essere felici e andare a mangiare una pizza con le amiche.

3. L’IMPORTANZA DI TROVARE TEMPO

Ho passato buona parte dell’adolescenza a studiare come un monaco benedettino, il che mi è costato diverse diottrie e anni di infelicità. All’università ho imparato la nobile arte dell’organizzazione, i cui benefici si sono manifestati con potenza soprattutto negli ultimi due anni.
Ho sempre lavorato, anzi raramente ho fatto solo un lavoro alla volta, il che significa avere orari improbabili e imprecisi. Se c’è una cosa che però mi sono imposta sin dall’università è il non essere più schiava dei miei impegni.
Devo e voglio sempre trovare il tempo per me, i miei amici, i miei interessi. Leggo mentre sono in metro o la sera prima di addormentarmi, scrivo la mattina presto mentre bevo il caffè, lascio la macchina davanti alla palestra così non ho scuse per non andarci. L’attività fisica, oltre ad aver giocato un ruolo fondamentale nella mia riconciliazione con il cibo, mi aiuta a svuotare la mente e ha praticamente cancellato la mia insonnia: ora non riesco a stare più di una settimana senza andare a camminare un’ora al parco o senza andare a fare funzionale, trx o pilates.
E se prima spendevo molti più soldi in vestiti, dopo essermi lasciata ho incominciato ad investire la maggior parte dei miei introiti in viaggi. Cascasse il mondo ormai mi sono imposta di spuntare dalla lista “Posti da visitare” almeno un paio di voci l’anno, in attesa di potermi permettere i due “viaggioni” che più bramo di fare: quello in Thailandia e quello in Giappone. Nel frattempo però continuo a girare l’Europa, soprattutto la Francia!
Sono esempi stupidi per dimostrare che se si vuole fare qualcosa il tempo si trova sempre. Basta solo organizzarsi.

4. LA REGOLA DI STEVE: UN CAFFÈ NON SI NEGA A NESSUNO

Non tutte le giovani donne eterosessuali hanno la fortuna di avere come consulente sentimentale il mio amico Steve. È stato lui ad inculcarmi in testa il mantra “un caffè non si nega a nessuno” che mi ha portato ad uscire con tantissime persone negli ultimi anni.
La verità è che quando per molto tempo hai una relazione, la primissima degna di essere definita tale, una volta single non sai più come approcciarti all’altro sesso. Questo perché mi ero fidanzata a 19 anni e lo sono stata fino ai 23. Non sapevo come si cuccasse nella fascia d’età over 20. Oltre tutto non sono mai stata una campionessa mondiale in questa nobile arte. All’inizio ero terrorizzata dall’idea di uscire con qualcuno, mi metteva ansia. Credo fosse normale per una persona che odia essere toccata, abbracciata dagli sconosciuti (ma a volte anche da chi conosco) e ha bisogno di tempo per entrare in confidenza con gli altri.
Poi piano piano ho preso coraggio e mi sono lanciata, mettendo sempre dei paletti precisi e facendo sempre e solo quello che volevo quando volevo. Ho frequentato persone per più tempo, altre per meno, ho avuto avventure ma mi sono presa anche un paio di cotte, imparando qualcosa da ogni piccola esperienza. Certo, mi sono imbattuta anche in colossali imbecilli, ma sono lezioni di vita anche quelle.
Conoscere diverse persone mi ha permesso di farmi un’idea precisa su ciò che proprio non tollero in qualcuno. È così che piano piano mi sono orientata verso quello che mi piace.
Il mio amico Steve ha ragione, un caffè non si nega a nessuno perché:
a) sei sempre in tempo a dire “scusami ho un impegno per pranzo/cena devo scappare”
b) sei sempre in tempo a dire “ehi ti va di mangiare qualcosa per pranzo/cena?”

5. HO UNA RELAZIONE NORMALE 

Un caffè qui, un caffè lì, alla fine arriva la persona con cui vale la pena condividere di più.
Arriva in modo del tutto improvviso e inaspettato, lasciandoti stordita e anche spaventata. Tipo uno starnuto potente in macchina mentre sei a centoventi in autostrada.
Mi sto innamorando poco a poco, sebbene sapevo sarebbe successo di nuovo prima o poi, ci ho messo tanto ad accettare l’idea perché mi spaventa. Ormai avevo trovato il mio equilibrio perfetto da sola, mi piaceva fare tutte le mie cose da sola. Costui ha scombinato tutte le mie carte, gettando scompiglio dove io avevo messo ordine nel corso degli anni. Ma mi sto rendendo conto, giorno dopo giorno, di come io stia mantenendo la mia individualità pur condividendo ogni aspetto della mia persona e della mia vita. Una novità assoluta per me. A mia volta vengo coinvolta nella vita e nelle passioni di un’altra persona e mi piace. Non ero abituata a stare con qualcuno che avesse spirito d’iniziativa, per un motivo o per l’altro sono sempre stata io ad essere quella che “trascinava”.
Sono felice, ma soprattutto sono serena. Ci fanno crescere nell’errata convinzione che l’amore si manifesti solo attraverso violente passioni e ondate di melodramma: insomma, una lenta agonia. Sono tutte cazzate.
L’amore è un’altra cosa. Non c’è nessuna tragedia, nessuno psicodramma, nessun “vorrei ma non posso”. Non ha niente a che fare con il senso di incertezza e ansia, comunemente confuso con un profondo attaccamento verso chi li causa.
Se qualcuno vi fa stare male, mandatelo a fanculo, perché per quanto suoni banale e semplicistico, chi vi ama vi fa stare bene. L’amore fa stare bene.
E mi sento di tirare in ballo anche Tizianone nazionale con la sua massima “l’amore è una cosa semplice”. Ecco. Se non volete credere a me, non potete non credere a lui!

6. HO RICOMINCIATO A SCRIVERE

Sempre per la fortunata e sdolcinata serie “Chi ti ama ti fa stare bene“, aggiungerei che chi ti ama ti sprona a seguire le tue passioni.
Lo scorso anno avevo smesso un po’ di scrivere (come testimonia anche l’esiguo numero di post del mio blog datati 2017) per diversi motivi. L’aver realizzato che l’attuale mondo del giornalismo non credo faccia per me potrebbe aver contribuito, così come la nuova frontiera di scrittura digitale con i suoi criteri SEO che mi fanno venire l’orticaria solo a pensarci.
Alla fine dei conti però il giornalismo per me era sempre stato già un piano B perché, da quando ho imparato a tenere in mano una penna, io volevo fare la scrittrice.
Ergo volevo fare la fame, considerando che non sono J.K. Rowling.
Quindi, sconfitta in partenza, ho riposto tutte le mie speranze e le mie ambizioni nel cassetto, insieme a tanti fogli scritti e a tanti altri ancora da scrivere.
Ma recentemente sono tornata sui miei passi, proprio incoraggiata da parole dette al momento giusto dalla persona giusta.
Scrivere mi fa stare bene, avere un progetto, un obiettivo da perseguire – per quanto utopico possa essere – è bello anche se al tempo stesso mi sento pervasa dalla paura di essermi sempre sbagliata, schiantandomi contro la realtà e la possibilità del fallimento.
“Quindi tu non fai una cosa che ti piace, non provi nemmeno a seguire una passione solo per paura di non riuscire?” mi hanno chiesto.
E la risposta era “sì”, nonostante sapessi che le mie motivazioni non stavano in piedi. Probabilmente non vedrò mai il mio nome e cognome su una copertina, certo è che se nemmeno ci provo la probabilità sarà sempre una certezza senza possibilità di smentita.

 

Quindi eccomi qui, dopo anni a combattere con paure e ossessioni, a fare i conti con scelte sbagliate e non, con rimpianti e bellissimi ricordi, come chiunque. Ho sicuramente ancora tanta strada da fare e tante lezioni da imparare prima di potermi definire “una splendida adulta”.
Per ora però credo proprio che mi limiterò a godermi questo momento in cui, tutto sommato e contro ogni previsione, sento di poter dire di essere piuttosto felice.

 

 

 

2 pensieri su “Giulia, uova, farina e maturità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...