L’impenetrabile ecosistema della palestra

Sebbene nel più profondo del mio animo io abbia la consapevolezza di peccare di ὕβϱις (= tracotanza, scusate ma gli anni di liceo mi hanno segnata per sempre), sento che non c’è modo più giusto per incominciare questo post se non prendendo in prestito le parole del sommo Dante, un po’ alla Armando Feroci.

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“Ma a’ modernità de Dante?”

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura! Tant’è amara che poco è più morte; ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.

Infatti da quando mi sono addentrata nei tenebrosi meandri di quel luogo chiamato palestra, ho realizzato che la selva oscura di cui Dante parlava molto probabilmente aveva le stesse fattezze di una palestra.
A spaventarmi e risultarmi incomprensibile però non è il posto fisico in sé, bensì le anime prave che lo popolano.
Non so se magari qualcuno guardando me ha pensato “mamma che strana questa” (probabile), fatto sta che dopo tre mesi di silenziosa osservazione, soprattutto negli spogliatoi delle donne, sono entrata in contatto con una fauna locale piuttosto particolare, al punto da farmi sentire l’impellente bisogno di buttare giù un bestiario in pieno stile “Gli animali fantastici: dove trovarli“.

  1. La nudista: non è difficile intuire chi possa essere costei e soprattutto le prodezze compiute per aver conquistato il suddetto appellativo.
    Dopo un confronto con le mie amiche donne ho appreso che c’è almeno una nudista in ogni palestra. Quindi se entrando negli spogliatoi trovate una signora completamente nuda che si asciuga placida con il phon il ciuffo in mezzo alle gambe, probabile omaggio alla pornografia degli anni Ottanta, avrete individuato la vostra nudista.
    La mia è molto giovane, è completamente depilata e per abbattere ogni possibile residuo di discrezione intorno alla sua figura, ha anche un fantastico piercing sbrilluccicante sulla patonza. Quando la trovo che si spalma la crema con il suo consueto fare disinvolto, non riesco a non pensare che se la luce al neon dello spogliatoio colpisse con la giusta inclinazione il suo piercing, tutta la stanza potrebbe illuminarsi come in uno straordinario revival de La Febbre del Sabato Sera.
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  2. Valeria Marini: quando vado in palestra difficilmente sono truccata, a meno che io non sia reduce da una lunga giornata, tipo il lunedì che ho un corso alle 19. Generalmente perciò mi aggiro per i corridoi dello spogliatoio e delle sale con le mie solite occhiaie e zampe di gallina o con qualche brufolo splendente, gentile omaggio del ciclo.
    Eppure non adottano tutte questo approccio molto disinvolto nei confronti della palestra. Non soltanto quindi ci sono le super fashion che vengono ad allenarsi in completini perfettamente abbinati, con top che lasciano scoperto l’ombelico ornato da un piercing (sì, ancora piercing, piercing ovunque nella mia palestra!) e capelli perfettamente raccolti. Ci sono anche quelle che hanno la riga di eyeliner perfetta e il rossetto senza l’ombra di sbavatura. E la cosa incredibile, almeno per me che spesso e volentieri dimentico di avere il mascara e mi stropiccio gli occhi finendo con l’assomigliare ad un cucciolo di panda, è che anche dopo l’allenamento il trucco è ancora lì. Perfetto, intaccato dalla fatica e dal sudore (ammesso che queste creature sudino). Ma a sconvolgermi più di tutto è vederle tornare nello spogliatoio e, anziché accasciarsi tramortite sulla panca, si fiondano allo specchio per sistemare il trucco.gif-valeria-marini-6.gif
  3. Jill Cooper: o la Kyla Itsines, come preferite. Lei è la mitica che fa tutti i corsi, quella con il culo scolpito e perfetto, quella che incrociate ogni volta perché è sempre lì. Rappresenta un po’ la vostra nemesi, ma allo stesso tempo anche una fonte d’ispirazione perché evidentemente ha una forza di volontà ferrea. Come se non bastasse, mentre disquisite su quanto vi siate meritate una pizza napoletana dopo le fatiche di un allenamento, lei vi sorride e vi dice che per cena mangerà del delizioso pollo alla Canalis con insalata e germogli di soia, facendovi sentire in colpa e molto grasse. Io la uso come fonte motivazionale: quei giorni in cui sento che non vorrei fare altro se non ciccioneggiare sul divano, magari mangiando i cereali direttamente dalla scatola o la crema di pistacchio a cucchiaiate, penso: “cosa farebbe Jill Cooper al posto mio?” e quasi sempre finisco con il trascinarmi in camera e preparare il borsone.tumblr_inline_molrkopend1qz4rgp.gif
  4. Il circolo delle allegre comari: le mie preferite in assoluto ovviamente sono le signore di mezza età, quelle che affollano sempre la sala durante le lezioni di pilates o yoga. Sono lì, con il loro tappetino e le loro tute coordinate, una sorta di omaggio vivente alla gang di Julie Cooper al Yogalates in The O.C. Sembrano muoversi sempre in branco: prima della lezione, dopo la lezione, verso le docce… Inutile dire che le adoro e sogno di poter essere una di loro quanto prima!giphy (2).gif
  5. La disagiata sociale: ecco, sogno di essere un’allegra comare ma sono chiaramente una disagiata sociale (solo in palestra però dai). Non mi piace spogliarmi in palestra, non mi piace l’idea di poggiare i piedi nudi sul pavimento della palestra. Inorridisco quando entro nello spogliatoio e sento quella pungente puzza di calzini sporchi, ma anche quando durante gli allenamenti di funzionale qualcuno gronda sudore sui tappetini SENZA METTERCI L’ASCIUGAMANO. Non ho idea di come funzionino circa la metà dei macchinari presenti in sala. Il mio primo giorno in palestra ho avuto bisogno di aiuto anche solo per accendere il tapis roulant. Ho fatto la doccia in palestra due volte e mi è stato sufficiente per confermare il mio (fondatissimo) sospetto che no, non è una cosa per me. Mi piace fare la doccia nel mio bagno, con la mia privacy, i miei tempi e tutti i miei prodotti: se dovessi portare in palestra tutto il necessario per il lavaggio dei capelli, probabilmente varcherei la soglia con un trolley 55x35x25. Perciò mi limito a cambiarmi quando arrivo – se mi muovo da casa ovviamente vado già con la mise da fitness girl – mi alleno e me ne torno a casa con i vestiti della palestra. Certo, questo spesso mi ha portato a dover sfoggiare insoliti abbinamenti, tipo stivaletto anti pioggia, leggins di Decathlon, maglia e felpa con su il cappotto di cammello, ma non mi è sembrato di scorgere Enzo Miccio ad aspettarmi davanti alla macchina.giphy (1).gif

 

3 pensieri su “L’impenetrabile ecosistema della palestra

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