Ex, sempre ex, fortissimamente ex

Quando l’anno scorso sono andata al cinema a vedere “Perfetti Sconosciuti” c’è stata una frase che mi è rimasta incollata in testa e, non appena uscite dalla sala, io e la mia amica abbiamo deciso di erigere a verità universalmente valida.

Gli ex sono pericolosi. Sono come i giapponesi: non si arrendono mai.

Dunque, io non ho conoscenze approfondite circa la tenacia del popolo nipponico quindi non so dire effettivamente quanto il paragone possa ritenersi fondato. So però un paio di cose sugli ex, essendo io stessa la ex di qualcuno e avendo avuto a che fare con uomini che a loro volta avevano una ex. Nonostante questo, nonostante tutti siamo gli ex di persone più o meno discutibili, siamo tutti ex-fobici, sicuramente in maniera differente.
Io credo però che la più grande verità taciuta sugli ex sia una: la pericolosità di un ex è direttamente proporzionale all’insanità del rapporto vissuto. Se due persone hanno avuto una storia normale, equilibrata, senza psicodrammi e tragedie, sceglieranno di lasciarsi in modo altrettanto sano e maturo – il che non significa senza soffrire, ovvio!– andando ognuno per la sua strada, senza melodrammi e senza covare il desiderio di rovinarsi la vita a vicenda. Non si instaura tra loro alcun meccanismo perverso del tipo “vediamo chi dei due si rifidanzerà per primo” o “ora ti faccio vedere cosa ti sei perso“, guerre fredde che solitamente oggi si combattono a suon di foto sui social dove si deve spiattellare in faccia all’altro quanto felici e meravigliosi si è.

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Io non ho mai avuto particolarmente paura delle ex. Forse perché sono così presuntuosa ingenua da credere che se la persona che ho davanti mi ha scelta – me, me tra mille, me proprio me e solo me – è perché è me che vuole. D’altra parte però sono sempre stata molto diversa dalle ex delle mie liaison (per fortuna!) e questo in qualche modo mi ha dato sicurezza. In caso contrario mi sarei ovviamente preoccupata di essere un surrogato, una sorta di rimpiazzo.
A volte però ho odiato anche io le ex. Ebbene sì.

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Perché quando ti capita a tiro il traumatizzato di turno, quello del “no guarda, esco da una brutta relazione”/”ho avuto una brutta esperienza con la mia ex” e finisci con l’impelagarti nella fallimentare missione di incominciare una specie di relazione con costui, non farai altro che tentare di guarire le ferite e le turbe mentali che una squinzia – sicuramente più furba di te – gli ha lasciato come souvenir. Come se io, povera sciagurata, dovessi scontare le colpe di qualcun altro.
E in queste situazioni, quando tenti a tutti i costi di iniziare una relazione che proprio non vuole saperne di ingranare, le ex sembrano creature mitologiche riuscite laddove noi invece stiamo miseramente fallendo.
La verità però è che di fondo i peggiori ex – maschi e femmine ovviamente – sono quelli che non riescono ad assolvere l’unico grande Dovere Morale inciso a caratteri cubitali nel Manuale del Perfetto Ex: sparire dignitosamente fino alla fine dei secoli.
Tra costoro distinguerei tre precise categorie che meriterebbero in egual misura un biglietto di sola andata per il centro di recupero psichiatrico più vicino.

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Tonio Cartonio: ovvero quello del “mi piacerebbe restassimo amici” detto così, con un sorriso da elfo del Fantabosco, dimenticando che probabilmente sia tipo la peggior frase da dire ad una persona appena mollata. E non credo sia necessaria una laurea in Scienze della Formazione per capire che no, se ci stiamo lasciando probabilmente preferirei farmi investire da cento tir anziché essere amica tua. Sogno un giorno di diventare abbastanza ricca da poter finanziare la ricerca affinché la scienza possa dirci cosa accade esattamente alle sinapsi di un individuo nel momento esatto in cui riesce a pronunciare la fatidica frase “restiamo amici”. L’unica risposta accettabile si compone di cinque parole: resta – amico – di – tua – sorella.

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Jaqen H’ghar: se non sapete chi sia Jaqen H’ghar sono molto dispiaciuta per voi, perché significa che non avete mai visto Game of Thrones e questo è male. Jaqen H’ghar è l’uomo dai mille volti, appare e scompare in continuazione e ogni volta può assumere sembianze diverse. Un po’ come quegli ex psicopatici di cui per mesi, anche anni nella migliore delle ipotesi, non perviene notizia alcuna e che poi all’improvviso si palesano senza un perché. Così. E puntualmente lo fanno quando tu sei finalmente felice e spensierata, magari dopo aver impiegato parecchio tempo e parecchie energie per dimenticare la loro faccia di merda. Tutti abbiamo un ex Jaqen H’gar, quello che insomma potrebbe mandarci tranquillamente il più insulso ed insignificante dei messaggi – Ehi, ciao, da quanto tempo! Come stai? Che mi racconti?–  al quale rispondere:
A) “Scusa chi sei? Non ho il tuo numero
B) “Ehi ciao, tutto bene. Domani mi sposo.
C)  Non rispondere affatto.

oh god please

 

Lele Mora: vi lasciate perché la vostra relazione non ha più quel jenesaisquoi dei primi anni, perché non siete più frizzantini come una volta, perché lei è diventata gelosa e possessiva – non voglio che vai a ballare con i tuoi amici single, ah quindi anche stasera hai la partita di calcetto, non mi accompagni mai a fare shopping, fammi controllare il telefono! – o perché lui sta lentamente assumendo le sembianze di una creatura mitologica metà uomo e metà divano – no dai stasera stiamo a casa che fanno la replica del derby del 1987, guarda che puoi anche non truccarti, prendiamo una birretta sotto casa, andiamo a cena da mia madre. Peccato che poi, dopo aver portato il lutto per un lasso di tempo compreso tra le 48 e le 72 ore, il/la suddetto/a, la cui unica concezione di after fino a pochi giorni prima contemplava un divano e Netflix, compare in tutte le foto di tutte le discoteche della città. Foto che, inutile dirlo, in breve tempo fanno il giro di ogni suo singolo profilo social, marchiate a fuoco con l’hashtag #freedom.

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