Quando hai solo venticinque anni

Non ero mai stata così tanto tempo lontana dal mio blog negli ultimi due anni.
Quattro mesi sembrano pochi quando “hai solo venticinque anni“, ma per chi è abituato a scartavetrare i maroni quotidianamente e alimenta il proprio egocentrismo già sufficientemente ingombrante, quattro mesi sono un lasso di tempo considerevole.
La verità è che non sono stata quattro mesi senza scrivere, anzi.
Ho scritto, solo non cose mie. Il tempo da dedicare a quelli che definisco brutalmente, ma con un conato d’amore implicito, i cazzi miei è stato veramente poco. Centellinato. Scandito dal ritmo incalzante delle cose che dovevo fare.
Ci sto provando. Sto provando a diventare una meravigliosa adulta. Anzi, un’adulta che si rispetti.
L’Adulta che le persone – in primis i tuoi genitori che hanno investito tanto su di te e sulla tua preparazione accademica – si aspettano tu sia.
Quella che s’inserisce in modo del tutto spontaneo nel complicato meccanismo della Vita da Adulti. Una sveglia presto, una giornata striminzita nel quale tentare di infilare quante più attività possibili delle quali, nella maggior parte dei casi, non te ne potrebbe fregare di meno. Anzi, a volte arrivano proprio a farti schifo con una potenza ineguagliabile. E all’inizio ti chiedi se stai forse sbagliando qualcosa, ma no, la gente intorno a te, quella che è già avviata alla Vita da Adulti e ha passato il rodaggio iniziale, ti assicura che è proprio così che deve essere.
Sei spaventato a morte? Ti svegli nel cuore della notte domandandoti se era questo ciò che volevi? Senti la frustrazione fare capolino lì, proprio da dietro il ricordo di come immaginavi sarebbe stata la vita dopo la laurea? Tutto nella norma. Tutto ok.
Stai crescendo e ti abituerai.
Ti abituerai a tutto questo e ti abituerai al compromesso.
Ti abituerai e dirai ai nuovi arrivati che si abitueranno anche loro.

E allora cosa te ne farai dei sogni che hanno guidato le tue scelte e i tuoi passi? Probabilmente li trasformerai in hobby.
Non prima di aver provato a farne un lavoro, è ovvio. Questo è il tuo Primo Dovere Morale da Adulta. D’altra parte “hai solo venticinque anni” e “sei ancora in tempo” (ma per cosa poi?)

Quando “hai solo venticinque anni” e ti accingi ad entrare nel tuo ventiseiesimo anno di vita, per qualche motivo che al momento mi sfugge, chi ti circonda cova l’infondata convinzione che tu abbia la vita in pugno e il mondo ai tuoi piedi.
Si aspettano tu compia mirabolanti imprese, stravolgendo il mondo lavorativo in cui sei appena approdato, col tuo entusiasmo, la tua energia e la tua brillante intelligenza.
Immaginano la tua scoppiettante vita mondana: ti vedono andare a dormire il venerdì sera alle cinque, rientrando in casa con il mascara sbafato, la piega sfatta e con le decolleté in mano e quasi ti invidiano. Sono anche ingenuamente convinti che la tua vita sessuale sia un pelino meno attiva di quella di Rocco Siffredi ai tempi d’oro.
Ecco perché quando dici loro “non ho tempo” sorridono, con quella luce vagamente maliziosa nello sguardo.

Ah, se sapessero.
Se sapessero che in realtà quelle occhiaie non sono il frutto di notti passate insonni sul corpo dell’aitante maschio di turno, ma di ore e ore al pc a scrivere cose che qualcuno modificherà o cancellerà o ti farà riscrivere.
Se sapessero che sogni il weekend non tanto per poter andare a ballare o a fare l’aperitivo con gli amici quanto per poter dormire fino alle undici e prendere il tè delle cinque con tua nonna che poi ti massacra a briscola.
Vorresti spiegar loro che se fai le due durante la settimana è solo per lavarti quei cavolo di capelli super lunghi, non per altro, e che gli unici uomini da cui ti senti vagamente attratta non possono neanche essere definiti tali dal momento che sembrano relegati ad una perenne e perpetua adolescenza decisamente rovinosa per il loro – già discutibile – cervello.

Ma questa è la vita, no? La Vita da Adulti intendo. O almeno questa è la parte in cui cerchi di fare più cose possibili perché “non si sa mai”. Dovesse tornare utile un giorno. E poi sei riuscita a fare cose che fino a poco tempo fa non pensavi neanche di poter fare senza l’aiuto di qualcuno, tipo mettere benzina o montare un comodino, fare un benchmark o scrivere un articolo di finanza e capire cosa cavolo sia il quantitative easing.
La vita in cui ti senti perennemente investita dal senso di responsabilità di tutte le cose che hai da fare durante la giornata e ti senti in colpa quando perdi tempo utile a fare altro, quando non leggi le email, strumento del demonio del ventunesimo secolo.
Eccolo qui, il rodaggio iniziale. In cui ti sbatti un po’ qui e un po’ lì, sempre perché “non si sa mai”, perché è bene lasciarsi tutte le porte aperte, dovesse saltar fuori l’Occasione della Vita (da Adulti).

Tutto chiaro, no?

Ci ho messo quattro mesi, quattro lunghi e intensi e pienissimi mesi per scrivere questo post che se mi prendessi la briga di rileggere probabilmente non avrebbe alcun senso. Mi sono serviti quattro mesi non tanto per fare un summa di tutto quello che è successo, ma per rendermi conto che forse non sarò mai l’Adulta che dovrei diventare. All’inizio mi sentivo in colpa perché cedere al senso di frustrazione mi faceva sentire un’ingrata.
Ingrata nei confronti delle possibilità che la Vita da Adulti mi stava offrendo, ingrata nei confronti di chi mi ha assecondata nelle passioni e negli studi che volevo fare. Persone alle quali, in qualche modo, vorrei dare qualcosa indietro.
Ho avuto paura di essere una persona pigra e ottusa, chiusa dietro convinzioni utopiche e speranze che non possono incontrare realizzazione alcuna, almeno non in questo secolo e non in questo universo. Ma la pigrizia – fatta eccezione per i giorni di premestruo – non credo mi appartenga, proprio perché ho sempre cercato di fare quanto più potevo in vista di quel lungimirante “non si sa mai“. Eppure adesso, dal momento che ho solo venticinque anni, credo sia arrivato il momento di smetterla di lasciare porte socchiuse.
Alcune porte vanno chiuse e anche con decisione.
Perché non si può pensare di fare tutto e perché non si può fare tutto con la stessa dose di passione. In fin dei conti c’è sempre tempo per trovare qualcosa che non ci piace e per aprire una porta dentro la quale non vorremmo passare. Ho solo venticinque anni, no?

 

 

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