Compleanno in trasferta

When nothing goes right, go left” dicevano.
La mia versione è “When nothing goes right, go to Paris”.
Se la memoria non m’inganna, la mia ormai nota fissa per la Francia trova origine in quello che è il mio cartone preferito della Disney, cartone di cui ho praticamente consumato la videocassetta, ovvero “La Bella e la Bestia“.

L’accento di Lumiere – che quando avevo cinque anni mi sembrava soltanto un buffo modo di parlare – e questa canzone hanno avuto sicuramente un ruolo cruciale.

Poi la cosa deve essere sfuggita di mano in modi che al momento non mi sovvengono, il risultato comunque sono stati anni e anni di “voglio andare a Parigi!“, quaderni pieni di cartoline e foto di panorami francesi, guide turistiche della Francia e Parigi accumulate, predilezione maniacale di film e libri ambientati in quei luoghi.

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Mi sono dilettata per anni nel tagliarmi la frangetta da sola, sperando di somigliare un po’ ad una parigina. Ho un armadio pieno di magliette a righe e ballerine di ogni colore. Non mi sforzo più di tanto per nascondere le occhiaie perché sono praticamente un must have delle parigine.

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Jeanne Moreau

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Jean Seberg

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Audrey Tautou

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Louise Follaine

 

Quando poi però ho iniziato a viaggiare senza i miei, non c’era uno straccio di amico o amica che avesse voglia di andare a Parigi. Per non parlare del mio adorabile ex che detestava Francia e francesi, dunque c’erano più possibilità che mi accompagnasse a visitare i ghiacciai dell’Antartide che non quella di volare oltralpe.
Così nel 2013, quando finalmente ho conquistato la mia amata laurea triennale, appena mi hanno chiesto “cosa vorresti per regalo?” non ho esitato un attimo a rispondere “VOGLIO ANDARE A PARIGI!
A quel punto una delle mie amiche si è messa una mano sulla coscienza e, non avendo neanche lei mai visto la Ville Lumière, si è immolata volentieri e finalmente ho coronato il mio sogno, trascorrendo giorni magnifici nel posto che preferisco al mondo (sì, lo dico pur avendo visto un decimo delle terre emerse del globo, perché quando io decido una cosa è così, punto).
Ma quest’anno, questo 2016 che è stato di pura, purissima e puzzolentissima cacca, andare di nuovo a Parigi è come riempire i polmoni d’aria dopo una lunga apnea.
Mi sembra di aver combattuto una guerra, avessi capito contro chi poi, mi sembra di aver incassato colpi nemmeno fossi un punchball e mio malgrado sono incredibilmente ancora in piedi. Certe volte mi ritrovo a pensare che sarebbe stato meglio stramazzare al suolo, sfinita, sventolando bandiera bianca. Ma chi ha qualche anno in più mi ha detto che se impari ad incassare bene dopo un po’ i colpi smettono di fare male, anzi aiutano a metter su una bella armatura. Quindi sono qui che mi immagino come un cavaliere errante, una piccola Don Chisciotte con la piega sempre fatta – perché non si può mai sapere! – che va in giro, affronta mulini a vento di dimensioni considerevoli e tenta di salvarsi la pelle.
Finalmente però, dopo tanto errare qui e là, approdo nella mia terra felice dove almeno per un po’ posso trovare pace, ma soprattutto una considerevole quantità di dolci.

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Chiunque abbia avuto l’immensa fortuna di conoscermi sa quanto io adori pazzamente il mio compleanno, al punto da iniziare a pianificare cosa fare e soprattutto quale torta preparare almeno un mese prima.

Poi ovviamente l’avida materialista che è in me non si esime di certo dal fare la famosa lista di cose che vorrei ricevere – perché uno dei miei talenti inutili è quello di saper fare ottime liste!– e dispensarle in giro. Tant’è che sul mio Twitter ho incominciato a postare ogni giorno la foto di qualcosa che mi piace, così, nel caso qualcuno volesse cogliere qualche suggerimento o non sapesse proprio come spendere il proprio danaro.
Ma andare ad aspettare la mezzanotte a Parigi mi sembra già un regalo magnifico: come la più banale delle donne aspetterò la mezzanotte sotto la Tour Eiffel, spegnerò una candelina infilzata su un macaron e berrò champagne.

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Venticinque anni sono niente, però a me iniziano a sembrare tanti e ci sono così tante cose che devo e voglio fare da non sapere nemmeno da dove incominciare. Vorrei che i venticinque siano l’età del “mi prendo finalmente tutto quello che voglio (o quasi)“. E come inizio devo dire che non c’è male.

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