Charlie Hebdo e le idee a prova di proiettile

Avevo preparato un grande rientro, lieto e felice, con delle deliziose ciambelline al vino rosso.
Giuro, il post è persino nelle bozze, mancavano solo le immagini. Poi oggi torno a casa dolorante, dopo una mattinata trascorsa sul lettino di un dentista, accendo la tv e la notizia era appena arrivata: nel cuore di Parigi, nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, due terroristi hanno fatto una strage, uccidendo 12 persone. In nome di Allah.
Ho letto trecento articoli, guardato per tre ore Rai News, chiedendomi di continuo: ma come si può fare una cosa del genere del 2015?
Al di là del già orrendo atto di uccidere qualcuno, in nome di un dio poi – roba che lo potevo tollerare ai tempi degli ziggurat in Mesopotamia! – non mi capacito di come si possa uccidere dei giornalisti per metterli a tacere. Per punirli del loro lavoro. Per punirli per aver dato voce alle loro idee, al loro pensiero.
Dicono che il giornale fosse già da tempo nel mirino di un attacco, così come in generale la Francia, eppure tutti, nella redazione del Charlie Hebdo, hanno continuato a fare il proprio lavoro senza condizionamento alcuno. So che nel mondo succedono cose oscene ogni giorno, ma io studio giornalismo, io studio per potermi avvicinare a quella che secondo me è la professione più onorevole del mondo, quindi mi sconvolge questo attacco contro la libertà di stampa e pensiero. Sto studiando la storia di questo mestiere, studio editti, leggi, emendamenti che nei secoli indietro hanno cercato in tutti i modi di schiaffare un cerotto sulle bocche e sulle penne particolarmente scomode. E già allora sapevano che era tutto inutile, che se si volevano stampare giornali si trovava comunque modo e maniera di farlo. E poi siamo arrivati ad oggi, i giornali sono on-line, si possono comodamente leggere dal tablet, dallo smartphone, esistono giornali gratuiti distribuiti alle fermate della metro, esistono blog, social network e quant’altro ci permette ogni giorno di essere informati. Di informarci quando vogliamo e su ciò che vogliamo.
Per noi è normale.
Per me è stato normale aprire questo post e iniziare a scrivere.
Nella sua normalità, dobbiamo ricordarci di quando sia STRAORDINARIO tutto questo. Non bisogna dimenticare delle lotte che sono state fatte per avere un fottuto giornale da scrivere e da leggere.
Le parole sono un veicolo potente, forse tra i più potenti che abbiamo. Così come le immagini. Figurarsi le vignette che uniscono le due cose. Chi teme la stampa questo lo sa benissimo. Chi teme la stampa lo fa perchè ha piena consapevolezza di quanto sia difficile fermare le parole, quindi la circolazione di informazioni ma soprattutto di idee.
E un gran bel film che tutti conosciamo dice che “le idee sono a prova di proiettile”.
Gli unici di cui un giornalista degno di essere definito tale deve tener conto – esercitando la professione nel totale rispetto dei codici e delle norme deontologiche, mi sembra ovvio – sono i suoi lettori, i cittadini, insomma l’opinione pubblica. E basta.
Non esistono Allah, Maometti e Gesù che tengano. Inoltre, una religione che ammette questo, insieme a tante altre cose discutibili, secondo me non merita nemmeno di essere definita tale. Non è una religione, non è proprio niente. Non merita nemmeno un titolo, una definizione.
Davanti ad un gesto simile mi sono resa conto di quanto spesso, qui nel mio paese, si disonora il mestiere di giornalista. La verità è che forse non vi rendete proprio conto di cosa significa scrivere per gli altri, scrivere per dare spunti, nuovi punti di vista, ampliare la mente, superare pregiudizi e barriere. Io non so se un giorno avrò la fortuna che hanno questi personaggi qui, che la loro libertà di pensiero la sputtanano e la lasciano a marcire sotto i piedi del potere, però so che se non ci sono riusciti in passato a smorzare la voce della Stampa con la S maiuscola, di certo non ci riusciranno le molotov e i mitra. Non finché ci sarà ancora qualcuno disposto a rischiare la vita per il proprio lavoro, per strappare un sorriso ai propri lettori con una vignetta.

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