Di secondo nome la chiamavano Sfiga.

Che io soffra di logorrea è ormai appurato, dunque se ogni tanto ho questi immotivati ed illogici vomiti di parole, vi prego, assecondatemi.
Da venerdì (sì, il giorno della sciagura – conosciuto anche come giorno del massacro della mia ormai defunta chioma fluente-) mi sto trovando a riflettere parecchio sulla sfortuna. Più esattamente su quanto io sia inverosimilmente sfigata.
Ok, lo diciamo un po’ tutti questo. Ma nel mio caso è vero. Io sono sfigata in un modo indicibile. Che se mi volessi mettere qui a raccontare piccole perle di vita vissuta, non so, credo mi dovrei prendere almeno tutta la settimana delle vacanze di Pasqua (e non posso perchè devo preparare un esame di inglese!) e alla fine vi verrebbe voglia di venire da me per darmi un caloroso pat-pat di conforto. Tutto sommato nelle piccolezze della quotidianità ormai ho accettato la presenza della jella su di me: dimenticare il portafoglio a casa per accorgermene dopo essere arrivata alla stazione della metropolitana (di corsa e sudata), essere spinta da un deficiente mentre sto attraversando i binari del tram e cadere a faccia avanti sfregiando gli occhiali nuovi di zecca, la fornaia che incarta male la pizza rossa e l’olio che cola sulla felpa OVVIAMENTE bianca, l’autobus che per ragioni ignote decide di saltare la fermata in cui sto aspettando da mezz’ora… Sono solo piccoli esempi di ciò che mi succede un giorno sì e l’altro pure,  “disavventure” che ormai accetto con rassegnazione e sulle quali non mi resta che fare una sonora risata. Poi però ci sono le altre cose, quelle che invece non solo non riescono a farmi sorridere, ma mi provocano veri e propri attacchi di rabbia. Momenti di ira funesta. Tipo Achille quando scopre che gli hanno fatto fuori il cugino. Tipo Orlando quando diventa furioso. Tipo Homer quando strangola Bart.
Solo che nel mio caso non si tratta di momenti. Quest’ira sembra inesauribile. Sta lì, dentro di me, infuria, si placa per un po’ e poi ricomincia. Forse è per questo che faccio molta fatica a perdonare e, in genere, mi ritrovo ad odiare spesso un buon 85% delle persone che mi circondano. Dunque tutto questo per arrivare a domandarmi: quanto sono rancorosa? Nella media? Tanto? Troppo?
Non saprei. L’unica cosa che so per certo è che tu, mio caro EX parrucchiere, devi sperare di non incontrarmi mai. Ma proprio mai mai mai mai. Anche perchè, fatalità o meno, ho passato tutto il weekend a guardare Kill Bill e non è di certo un film che suscita pensieri di riconciliazione e perdono.

In molti mi dicono: “Ma daaaai, fa vedere questi capelli, non possono essere tanto male!”.
No, amici. Possono. Fidatevi. Vorrei darvi ragione o quantomeno concedervi il beneficio del dubbio, ma no.
Mi limito ad allegare la foto dalla quale, sono piuttosto sicura, questo taglio è stato ispirato.

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